Domani in tv andrà in onda Babele
di Enrico Grazzini
Corriere Economia, 10 novembre 2003, p. 9
Declina la televisione generalista, ma l' interattività e il digitale saranno difficili. Il futuro? E' confuso
Dopo la catastrofe della New Economy, come sarà la televisione del futuro? Nel nuovo contesto di crisi pubblicitaria e delle televisioni a pagamento, di sviluppo rapido e discontinuo delle tecnologie, di poco prevedibili tendenze d' uso dei nuovi media da parte del pubblico, Bruno Somalvico e Bino Olivi rispondono che il futuro della televisione è quanto mai incerto e caotico. Secondo gli autori del volume «La nuova Babele elettronica», uscito recentemente per conto dell' editore Il Mulino di Bologna (Bino Olivi, ex magistrato, è tra i fondatori dei servizi di informazione della Comunità Europea ed è stato per vent' anni portavoce della Commissione Europea; Bruno Somalvico ha una formazione storica e oggi lavora alla Rai nel campo delle strategie), la televisione non genera il villaggio globale profetizzato da Marshall McLuhan ma una nuova e contraddittoria Babele di tendenze. Dopo la caduta delle illusioni sulla convergenza tra Internet e la televisione, tra i contenuti e le reti - che hanno portato alla crisi della fusione tra Aol e Time Warner e del gruppo francese Vivendi - la televisione a livello mondiale vive una fase di inedita incertezza e di frammentazione. «I piani basati su un grande ottimismo tecnologico hanno prodotto guasti enormi - afferma Somalvico, che lavora in viale Mazzini allo sviluppo dei nuovi prodotti multimediali ed è stato coordinatore fino al 2001 del gruppo di lavoro sul digitale terrestre del Forum Permanente presso il ministero delle Comunicazioni -. Gli scenari sono invece così complessi che le nuove strategie devono scontare una certa dose di imprevedibilità». Tendenze contraddittorie Una delle tendenze evidenziate dal saggio è il declino (relativo) della televisione generalista a favore delle televisioni tematiche e della tv personalizzata. Ma gli autori avvertono che il cammino verso l' interattività televisiva è veramente molto lento e che non sono ancora chiare le applicazioni di successo. La digitalizzazione è un' altra tendenza dominante. Per gli autori la televisione digitale terrestre rappresenta un salto di qualità, l' opportunità di estendere a tutte le famiglie l' offerta multicanale e i servizi interattivi. Tuttavia il suo successo è tutt' altro che scontato. «Il passaggio dalla televisione analogica a quella digitale richiede tempi lunghi - dice Somalvico -. Anche in Gran Bretagna, il Paese europeo con il maggior numero di famiglie digitali, il cinquanta per cento della popolazione rimane tuttavia ancorato alla televisione analogica tradizionale». Le diverse tecnologie digitali televisive - via satellite, via cavo, via fibra ottica, via telefono e Dsl, la tv digitale terrestre, la televisione via telefonino, la web tv via Internet - possono essere in parte complementari, ma sono anche concorrenziali e richiedono una strategia flessibile e multicanale. Il nuovo panorama sarà sempre più frammentato sia a livello di pubblico che dalla parte dell' offerta. Ci saranno i fornitori di contenuti e di servizi; poi i cosiddetti packager (i confezionatori) per assemblare i contenuti in una programmazione coerente; e poi i gestori delle reti (in Italia Raiway, Rti di Mediaset e Telecom Italia), e ogni settore avrà processi, prodotti e logiche competitive differenti. Le nuove strategie di crescita dovranno essere aperte a molteplici partnership anche internazionali, in un mercato globale in cui i maggiori protagonisti sono tutti, o quasi, americani. Schermi e politica Il problema è che l' Europa è ancora divisa in una pluralità di mercati nazionali e non ci sono sufficienti omogeneità e liberalizzazione; e non è neppure chiaro il nuovo ruolo delle televisioni pubbliche, che, secondo Bruno Somalvico e Bino Olivi, anche nel contesto di abbondanza multicanale, rimangono fondamentali per dare il «senso della comunità» al pubblico locale, nazionale e europeo. In Europa, il mercato televisivo italiano è quello, secondo i due autori, più condizionato dalla politica. Il nostro sistema televisivo, caratterizzato dalla simmetria quasi perfetta tra operatore pubblico e privato, genera troppa omologazione e scarsa innovazione. Anche per questo motivo i principali protagonisti nazionali sono ancora poco presenti sulla scena europea e rischiano di rimanere nani in un mondo di giganti. Il rischio è grave, anche considerando che un colosso come Rupert Murdoch è entrato nel mercato italiano con la sua televisione a pagamento satellitare; e considerando che, secondo gli autori, Mediaset può paradossalmente essere penalizzata oltre confine dal ruolo politico del suo principale azionista. In conclusione: il mondo della televisione, che per decenni è stato abbastanza statico, è destinato a nuovi rivolgimenti, anche se non va dimenticato il fatto che la crisi della pubblicità - un elemento che alcuni analisti giudicano forse strutturale - spinge verso la focalizzazione sui business tradizionali. Enrico Grazzini
Grazzini Enrico
Pagina 9
(10 novembre 2003) - Corriere Economia
lunedì 15 giugno 2009
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